Autore Topic: Il sindacato che non ti aspetti...  (Letto 621 volte)

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Offline garfield

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Il sindacato che non ti aspetti...
« il: Maggio 13, 2008, 23:53:06 pm »
Al posto di tutelare i lavoratori pensano ai soldi: privilegi, carriere, misfatti e fatturati da multinazionale. La denuncia di Stefano Liviadotti nel suo libro "L'altra casta".Casta dopo casta si è arrivati alla fine a parlare di quella dei sindacati. Le granitiche confederazioni dei lavoratori Cgil, Cisl e Uil hanno fatturati da multinazionali, sono l'ottavo gruppo industriale per numero di lavoratori e costano al sistema-Paese un miliardo e 854 milioni di euro all'anno. A denunciarlo è Stefano Livadiotti nel suo libro "L'altra casta" edito da Bompiani nella collana Grandi PasSaggi.

I privilegi del potere sono molto diffusi, praticamente ogni giorno spunta fuori una casta diversa, di recente quella dei membri della Corte costituzionale, o quella dei bidelli. Ma in che Paese viviamo?
Ci sono differenze rispetto alla casta politica. Nel mondo sindacale non si può parlare di arricchimento personale come per la politica. Parliamo di casta perché in Italia fare sindacato diventa una professione e questa è un'anomalia tutta italiana. In Italia quando inizi a fare il sindacalista lo fai per tutta la vita. "I delegati sono incentivati a rimanere nel ruolo" dice la Cgil. Il 35% lo fa da più di 8 anni ed è disponibile a farsi rivotare. Ecco perché nel sindacato non ci sono i giovani. Nel sindacato c'è un eccesso di burocratizzazione: i 3 sindacati hanno 20mila dipendenti a tempo indeterminato, come se fossero l'8° gruppo industriale. Poi c'è l'esercito dei delegati sindacali (700mila, sei volte più dei carabinieri che sono 110mila). I permessi sindacali dei delegati equivalgono a 1 milione di giornate lavorative al mese che costa al Paese un miliardo e 854milioni di euro all'anno. Per quello alla fine viene fuori il termine casta: e per dimensioni e per il fatto che a differenza dei politici non vengono votati, ma è un sistema basato sulla cooptazione.

Per fare nomi e cognomi chi sono i sindacalisti che hanno anteposto la propria carriera agli interessi dei lavoratori?
Nella passata legislatura la seconda e la terza carica dello Stato erano ricoperte da sindacalisti. Se hai la pazienza di leggerti tutte le biografie di deputati e senatori, avrebbero costituito il terzo gruppo alla Camera e il terzo al Senato. Se ci metti quanti erano i sottosegretari, i viceministri… A un certo punto c'è una stima di Cassese degli Anni '80 di 80-100mila posti occupati da sindacalisti nel 50% degli organi collegiali amministrativi.

Nel tuo libro "L'altra casta" si parla dei fatturati da multinazionale che hanno i sindacati? Ma se ci sono sempre meno iscritti, come fanno a fare così tanti soldi?
Innanzitutto perché trovano nuovi terreni di raccolta del denaro. Uno dei paragrafi è quello del 5 per mille: hanno creato una serie di Onlus e raccolgono denaro così. C'è il nuovo business degli immigrati, ci sono i Caf e i Patronati che gli fanno guadagnare dei bei soldi. E non è vero, come dicono che i Caf hanno guadagno zero. E infatti c'è la fila per accaparrarsi i contributi che lo Stato versa ai Caf. Il problema è la mancanza di trasparenza, non tanto le somme. Il sindacato non vuole che gli venga imposto di presentare un bilancio consolidato. Le proposte di legge sul tema sono rimaste tali. Non ci sono dei bilanci. L'articolo da cui nasce il libro che si intitolava "L'altra casta" diceva che la sola Cgil ha un bilancio stimato da 1 milione di euro. E forse è una stima al ribasso se l'Ugl (me lo diceva Renata Polverini che ho intervistato di recente) si attribuisce un giro di affari da 100 milioni di euro. Facendo le dovute proporzioni…

Nel tuo libro dici che grazie alla legge 30 l'occupazione è cresciuta del 13% negli ultimi 10 anni. Quella di Epifani sul precariato è davvero soltanto una crociata alla Beppe Grillo come scrivi?
Ti segnalo che è uscita un'intervista interessante sul Corriere del 9 maggio a Gennaro Delli Santi, numero 1 di Assolavoro, che dice che in media tra i lavoratori interinali 2 su 5 trovano un posto fisso. È meglio un lavoro precario o stare ai giardinetti? I dati dicono che da quando è stata introdotta prima la legge Treu e poi la legge Biagi, c'è stato un aumento dello 0,4% dall'86 al '90. Dal '90 al '95 la variazione annua è stata negativa, -1,1%. Tra il '97 e il 2006 in 10 anni secondo i dati Istat l'occupazione è cresciuta del 12,97% sono nati 2 milioni e 660mila posti di lavoro. La disoccupazione è calata di 479 unità tra le donne e di 431mila tra gli uomini. L'occupazione quindi è cresciuta. Dal libro, pagina 61, per una volta l'Italia ha fatto meglio dei partner continentali. Sono dati. Anche Pietro Ichino ha sfidato Grillo a un incontro pubblico perché i suoi esempi sul precariato non rientrano nella legge Biagi. Ma Grillo si è rifiutato.

Uno dei capitoli del tuo libro si intitola "Il fantastico mondo del pubblico impiego", vera roccaforte dei sindacati. Ci spieghi perché?
Un'anomalia importante, tutta italiana, dei sindacati è che la metà degli iscritti sono pensionati. La seconda anomalia è che una percentuale molto alta degli iscritti attivi è nel pubblico impiego. Alla Cgil il 14,9% degli iscritti è pubblico impiego, alla Cisl il 26,6% e alla Uil il 28%. Il mondo del pubblico impiego è fantastico perché il casino è tale che i dati della Corte dei conti non concordano neanche su quanti sono i pubblici impiegati: alla fine si prende per buono il dato di 3,6 milioni. Ci sono 62 travet ogni 1000 abitanti, in Germania ne bastano 39. Per farti un esempio, in Italia ci sono 1,5 milioni di agricoltori diretti, i travet che si occupano di agricoltura sono 1 milione e 200mila, praticamente uno ogni contadino. C'è un sondaggio che dice che il 70% sono troppi e sono troppe anche le famiglie che hanno un lavoratore pubblico al loro interno.

Poi c'è il problema dell'assenteismo e dei fannulloni…
Al catasto hanno un tasso di assenteismo 4 volte superiore a quello dei minatori. Questo tasso secondo i calcoli di Confindustria costa al Paese 14 miliardi e 120 milioni all'anno. Il discorso era che in Italia il pubblico impiego era una sorta di ammortizzatore sociale. Lo Stato diceva, ti assumo però ti pago poco. Non è più neanche vero però che sono pagati poco: negli ultimi anni le retribuzioni medie degli impiegati statali sono cresciute del 5% l'anno, più o meno il doppio dell'inflazione. A parità di qualifica un pubblico dipendente guadagna il 37% in più di un lavoratore privato.

Questo capitolo ha come epigrafe una frase di Sabino Cassese: "Chi vuole lavora, chi no, se ne astiene". Cioè?
È sotto gli occhi di tutti. Ogni giorno ne esce una nuova. Qualche mese fa Prodi parlando di assenteismo si è indignato. In una riunione ufficiale gli hanno detto che contro l'assenteismo si potrebbe istituire un premio di presenza. Allora Prodi ha sbottato e ha detto: e allora lo stipendio cos'è? Il fatto è che il premio di presenza esiste davvero.

Poste, Ferrovie, Alitalia, scuola pubblica. Se le cose vanno male è colpa dei sindacati?
Non è nello stesso modo in tutti quanti i posti. Ma nel caso di Alitalia i sindacati da sempre hanno un fortissimo peso sulla gestione. Se tu ti guardi queste cose che fanno infuriare i piloti (i privilegi come la giornata da 33 ore, ndr), sono tutte cose che hanno un peso sul bilancio. Quest'azienda che ha bruciato 15 miliardi di euro in 15 anni (270 euro di tassa per ogni cittadino italiano compresi i neonati), nel 2007 ha perso 364 milioni in 365 giorni. I sindacati sono riusciti a fare scappare prima Lufthansa e poi il più grande gruppo del mondo Air France-Klm. Si è anche parlato di una trattativa con la russa Aeroflot che ha scritto a Prodi nero su bianco che i sindacati italiani sono peggio di quelli dell'ex Unione Sovietica.
 

chi lotta può perdere...
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