Autore Topic: Napolitano: «Basta con l'ipocrisia istituzionale verso i miei appelli»  (Letto 723 volte)

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Offline iNnOmInAbIle-mUGuu

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Napolitano: «Basta con l'ipocrisia istituzionale verso i miei appelli»
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L'Italia non cresce, è allarmante la disoccupazione (soprattutto giovanile) che mina la tenuta democratica, bisogna arrivare al pareggio del bilancio entro il 2014. E invece, a cosa assiste il Colle? Partiti politici che sembrano impauriti di perdere la loro identità, se si trova un accordo; sindacati che si guardano in cagnesco; parti sociali che litigano. E, quando dal Quirinale si lancia un appello alla coesione, alla responsabilità, si risponde con un profluvio di apprezzamenti a parole, cui non segue mai nulla di concreto. Ecco, pare proprio essere questa «ipocrisia istituzionale» da parte di chi dovrebbe, finalmente, concentrarsi sui problemi seri e urgenti, a dar fastidio a Giorgio Napolitano. Il Capo dello Stato ribadisce la su apreoccupazione per il lavoro e per una crescita economica affetta da rachitismo, poi sbotta: prima o poi, se non si agisce, «si finirà a pagare prezzi pesanti in termini di consenso» per avere «messo a repentaglio l'interesse nazionale». Festa del Primo Maggio, anticipata di un giorno: si cede il passo alla beatificazione di Giovanni Paolo II, anche perchè con il Concertone in concomitanza è meglio non aggiungere complicazioni alla vita della città, con un'uteriore cerimonia pubblica. Napolitano apre la giornata deponendo una corona di fiori al monumento dedicato alle vittime delle morti bianche, poi riceve il presidente polacco Komorowski (anche lui a Roma per la beatificazione), infine incontra i Cavalieri del lavoro, nel Salone dei Corazzieri. «Lo sviluppo economico e la sua qualità sociale, la stessa tenuta civile e democratica del nostro paese, passano attraverso un deciso elevamento dei tassi di attività e di occupazione, un accresciuto impegno per la formazione e la salvaguardia del capitale umano, un'ulteriore valorizzazione del lavoro, in tutti i sensi», esordisce di fronte alle centinaia di invitati. Ora, «indubbiamente allarmano i dati occupazionali relativi ai giovani tra i 15 e i 29 anni» e sul precariato, ma ancor più «quel che deve allarmare e richiede il massimo sforzo di riflessione, è il dato dei quasi due milioni di giovani fuori di ogni tipo di occupazione, ormai fuori dal ciclo educativo e non coinvolti nemmeno in attività di formazione o addestramento». Si avvicina un periodo in cui le scelte ineludibili dovranno essere affontare, nella coscienza che «per poter aprire nuove prospettive di occupazione in tutto il paese, è imperativo riuscire a intervenire su cause strutturali di ritardo della nostra economia». «Imperativo», non necessario. Imperativo mirare a obbiettivi tanto obbligati quanto ardui« come »il sostanziale pareggio del bilancio nel 2014, che comporterà un'ulteriore manovra, per il 2013-14, di riduzione della spesa pubblica di oltre quattro punti di Pil«. Questi gli scopi. Ora, la classe dirigente è all'altezza? «Mi chiedo se l'insieme delle parti sociali e delle forze politiche ne abbia piena consapevolezza», si risponde da solo Napolitano, e non è un complimento ai diretti interessati. Il Colle chiede allora «l'avvio di un nuovo clima di coesione sia politica sia sociale» che non sia un nirvana in cui tutti i contrasti vengono annullati. Al contrario: «sarebbe fuorviante e irrealistico immaginare il superamento di naturali contrasti tra mondo delle imprese e mondo del lavoro, o di motivi di attrito e competizione tra le diverse organizzazioni dei lavoratori». Ma «mi domando - ed è una domanda che può riferirsi anche alle relazioni tra le forze politiche : è inevitabile l'attuale grado di conflittualità, è impossibile l'individuazione di interessi e di impegni comuni? Si teme davvero che possa prodursi un eccesso di consensualità, o un rischio di cancellazione dei rispettivi tratti identitari e ruoli essenziali?». Pare proprio qualcuno non capisca che «le sfide che ci attendono metteno alla prova tutti gli attori sociali e politici e in definitiva il profilo storico, il peso, il futuro della nazione». Sembra quasi «che l'accogliere oppure no, il far propri sinceramente oppure no quei miei richiami, o comunque si vogliano definirli, sia una questione di galateo istituzionale o un esercizio di ipocrisia istituzionale». Nossignori, non si tratta di assecondare gli appelli della massima magistratura della Repubblica con un «lip service». Si tratta di prendere coscienza della realtà: «È ai fatti, e alle conseguenti responsabilità, che sempre meno si potrà sfuggire senza mettere a repentaglio quel qualcosa di più grande che ci unisce, quel comune interesse nazionale che non è un ingannevole simulacro, e senza finire per pagare prezzi pesanti in termini di consenso». Qui Napolitano cita esplicitamente i sindacati. Li chiama «amici delle organizzazioni sindacali», e chiede loro di poter «esprimere preoccupazione crescente dinanzi al tradursi di contrasti che tra voi possono sempre sorgere e di motivi di competizione che non debbono stupire, in contrapposizioni di principio, in reciproche animosità e diffidenze, in irriducibili ostilità». Il rischio è grave: «La rinuncia a sforzi pazienti di ritessitura quando si producano lacerazioni e diventino indispensabili dei ripensamenti, può portare solo al peggio, dal punto di vista del peso e del ruolo del lavoro e delle sue rappresentanze». Essere uniti, invece, aumenta l'efficacia dell'azione sindacale: «in positivo desidero citare l'influenza che i sindacati hanno esercitato essendo uniti, per garantire più sicurezza sul lavoro». Uno di quei campi in cui, negli ultimi tempi, i progressi sono stati notevoli, anche se ancora insufficienti. Bisogna continuare nell'impegno.

Fonte liberazione.it Copyright 2010
innominabile
Cosi della gentaglia mi chiama.MA certi/e mi rimpiangono e dal loro rimpianto mi chiamano iNnOmInAbIle.vErGoGnAtEvI!!
Essere Falsi é La Nuova Tendenza...E Sembra Che Molti Siano Alla Moda.
 

Offline mozagga

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Re:Napolitano: «Basta con l'ipocrisia istituzionale verso i miei appelli»
« Risposta #1 il: Maggio 03, 2011, 18:52:20 pm »
l'ultima nostra speranza di preservare la democrazia.... :wallbash:
 


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