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L’enigmistica per aiutare i bambini con dislessia

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ninfea:

Può essere usata come strumento abilitativo


I bambini con dislessia presentano difficoltà sia nella lettura sia nello scrivere, rispetto a quanto atteso, hanno problemi con l’ortografia, sono lenti nello scrivere e perdono spesso la concentrazione, con conseguente diminuzione di autostima. 

Questi problemi riguardano il 4-5% circa della popolazione scolastica italiana. Solo a partire dalla fine della seconda elementare è possibile fare una diagnosi definitiva con test e valutazione neuropsicologica e intervenire con un percorso terapeutico mirato. Ma un aiuto potrebbe arrivare anche dai giochi enigmistici. 

A spiegarlo è Claudia Cappa, dell’Istituto di fisiologia clinica (Ifc) del Cnr di Pisa e membro del gruppo di ricerca “Metodologie e tecnologie didattiche per i Disturbi specifici dell’apprendimento”, che coordina il progetto europeo DysLang (Dyslexia and Additional Academic Language Learning) e le attività di formazione e di screening, in un articolo sul nuovo Almanacco della Scienza Cnr on line. 

«Dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia, rispettivamente disturbo specifico della lettura, della compitazione, della scrittura e delle abilità aritmetiche, si manifestano spesso insieme, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale, con deficit a livello fonologico cioè nella discriminazione ed elaborazione dei suoni che compongono le parole, visuo-percettivo, nella memoria di lavoro e nel sistema attentivo; nell’immagazzinamento e recupero del lessico», chiarisce la ricercatrice. 

Colmare queste carenze con il gioco è uno degli obiettivi terapeutici degli operatori del settore. «Nasce da qui l’idea di usare l’enigmistica per stimolare il sistema attentivo sia sulle abilità visuo-spaziali con il crucipuzzle, il rompicapo cinese tangram, le differenze, cerca l’intruso, sia sulla “motricità fine” attraverso i giochi di figure da colorare, unire i puntini numerati e le parole crociate», prosegue Cappa. 

Sebbene molti di questi giochi come rebus, anagrammi, cambio, cerniera, biscarto richiedano un’analisi fonologica della parola, se non addirittura una manipolazione dei suoni, nell’incremento del lessico risultano particolarmente efficaci le parole crociate. 

«Grazie alle definizioni, i giocatori riescono a creare le rappresentazioni mentali delle parole e, quindi, a fissarle nella memoria a lungo termine. Non è certo un caso», conclude l’esperta, «che a utilizzare per primi questi giochi siano stati gli insegnanti di lingue straniere». 

 

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