Autore Topic: Travaglio a "che tempo che fa"  (Letto 1174 volte)

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Offline garfield

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Travaglio a "che tempo che fa"
« il: Maggio 12, 2008, 08:01:48 am »
Travaglio, mo' sono guai
Il giornalista presenza fissa di Anno zero parla delle amicizie mafiose del presidente del Senato Schifani a Che tempo che fa. Apriti cielo. Tutti corrono a prendere le parti della seconda carica dello Stato. Solo Di Pietro difende Marco 
 
Marco Travaglio è abituato a finire nei guai. "Fazio Fabbio", come lo chiama Cetto Laqualunque, no. Accade che sabato sera Fazio invita a Che tempo che fa il giornalista presenza fissa di Anno zero. E Travaglio cita le amicizie mafiose del neo presidente del Senato Renato Schifani. Apriti o cielo.

«Una volta avevamo De Gasperi, Einaudi, De Nicola, Merzagora, Parri, Pertini, Nenni, Fanfani - racconta Travaglio - uno passa tutta la trafila e poi vede Schifani e dice: "C'è un elemento di originalità". Seconda carica dello stato Schifani: mi domando chi sarà quello dopo, la muffa probabilmente, il lombrico. Dalla muffa si ricava la penicillina tra l'altro, era un esempio sbagliato». Dopo aver detto che: «I politici comandano sulla televisione… intanto stanno cercando di far fuori Anno Zero mettendo insieme Commissione di vigilanza, Cda e Autority, tre organismi che tappano la libertà d'informazione», arriva il momento clou: «…è chiaro che se il clima politico induce a un rapporto di distensione tra l'opposizione e la maggioranza, e Schifani ha avuto amicizie con dei mafiosi, non si scrive che Schifani ha avuto amicizie con dei mafiosi, perché non lo vuole né la destra né la sinistra… ma io devo fare il giornalista, devo raccontarlo…».

A Fazio non basta dissociarsi in diretta tv con quanto detto dal suo ospite. Non gli basta ripetere come un disco rotto per tutto il corso dell’intervista: «Tanto non saremo mai d'accordo e neanche ci voglio provare», «Ma lascia stare», «Mi tocca dissociarmi sempre con te, non sono d'accordo su niente». Ormai si è scatenato il polverone. Il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri minaccia immediatamente azioni giudiziarie e "conseguenze di tipo politico": «Ancora una volta - scrive in una nota - il cosiddetto servizio pubblico della Rai viene messo a disposizione, senza contraddittorio, dalla condotta diffamatoria di Marco Travaglio». «Un problema che investe anche i vertici della Rai e in particolare il direttore generale il cui mandato per fortuna cessa tra venti giorni per la scadenza di legge». «Di Fabio Fazio, megafono della calunnia, non vale nemmeno la pena parlare», coclude.

«Mi dissocio dalle affermazioni di Marco Travaglio - corre ai ripari il direttore di Rai Tre Paolo Ruffini. Sorvoliamo sull’affermazione del ministro Matteoli che parla di "vergognosa imboscata".
«Ho solo citato un fatto scritto già nel mio libro e in quello di Lirio Abbate, giornalista dell'Ansa minacciato dalla mafia, e cioè che Schifani ha avuto rapporti con persone poi condannate per mafia - spiega da parte sua Travaglio - o hanno il coraggio di dire che Lirio Abbate è un mascalzone e un mentitore, oppure si deve avere il coraggio di prendere nota di ciò che scrive sulla seconda carica dello Stato, e di chiedere alla seconda carica dello Stato di spiegare i rapporti con quei "signori" che sono stati poi condannati per mafia… Ma oggi nemmeno alla sinistra interessa prendere atto di queste cose… è un dramma».
                                                   

 
 
 

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Re: Travaglio a "che tempo che fa"
« Risposta #1 il: Maggio 12, 2008, 08:06:24 am »
ecco il video...
                                                                  http://video.libero.it/app/play?id=ce9eafaecee31dabed8b11fd9a211dbb
 

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Offline ralys

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Re: Travaglio a "che tempo che fa"
« Risposta #2 il: Maggio 12, 2008, 13:54:06 pm »
Due cose:
1. Travaglio è stato facile profeta perchè aveva detto che in genere quelli che fanno le cause non leggono i libri ma guardano solo la tv..
2. Se per caso non fosse vero che Schifani è un colluso di mafia, invece di citare Travaglioì, toglierlo dalla televisione e così via, basterebbe che scrivesse, partecipasse ad un contraddittorio (come anche richiesto dai vari megafoni destgrorsi) e confutare con i fatti i dati portati da Travaglio.

E' inutile... il lupo cambia il pelo....
 

Offline garfield

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Re: Travaglio a "che tempo che fa"
« Risposta #3 il: Maggio 12, 2008, 23:20:13 pm »
Il caso Marco Travaglio-Che tempo che fa finirà in tribunale: il presidente del Senato, Renato Schifani, bersaglio delle accuse del giornalista nella puntata di sabato scorso, ha infatti deciso di rivolgersi alle vie legali contro le "affermazioni calunniose" nei riguardi della sua persona. La vicenda finirà mercoledì anche sul tavolo del cda Rai e del Consiglio dell'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, che potrebbe chiedere approfondimenti o decidere direttamente sanzioni a carico dell'azienda. Con il vertice Rai in scadenza a fine mese, anche oggi però la polemica è tutta politica.

Il Pdl accusa il trio Di Pietro-Giulietti-Travaglio di cercare la "rissa" tra maggioranza e opposizione, dice il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto, facendo fallire le prove di dialogo ribadite da una telefonata Berlusconi-Veltroni. Il Pd intravede, invece, da parte della maggioranza il tentativo di lanciare l'offensiva su Viale Mazzini: il leader Walter Veltroni assicura che la Rai sarà "uno dei grandi temi delle regole del gioco", ma chiede di cambiare i criteri di nomina del cda, perché applicare la legge Gasparri sarebbe "una scelta non all'altezza dei problemi dell'azienda". Anche Federazione della Stampa e Usigrai insistono per una legge bipartisan "di pochi articoli" che modifichi i meccanismi di nomina del vertice e dicono no a scorciatoie per "invocare un rapido ricambio" alla guida della tv pubblica.

Ma l'ex ministro Maurizio Gasparri insiste: rinviare il rinnovo del cda sarebbe "paralizzare l'azienda". Intanto l'appoggio di Antonio Di Pietro a Travaglio (unica voce fuori dal coro, se si esclude Rifondazione) potrebbe far fallire l'ipotesi di una presidenza Idv per la commissione di Vigilanza (che in base alla Gasparri nomina sette consiglieri Rai su nove e dà il gradimento a maggioranza di due terzi sul presidente): niente presidenza, dice Cicchitto, "a chi incarna la punta di diamante degli sconvolgimenti della Rai".

Travaglio tiene il punto ("Aspetto solo che qualcuno mi smentisca") e "paradossalmente" si augura che la querela di Schifani - ricevuto nel pomeriggio al Quirinale dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano - serva a fare chiarezza: "A differenza dei politici, i giudici stanno ai fatti, e in tribunale le chiacchiere stanno a zero". Fatti che, ripete il giornalista, sono stati già raccontati nel suo libro Se li conosci li eviti, scritto a quattro mani con Peter Gomez, e dal cronista dell'Ansa Lirio Abbate. Mercoledì sarà una giornata clou.

In cda ci potrebbe essere una relazione del direttore generale, Claudio Cappon, che ha duramente stigmatizzato il comportamento di Travaglio. L'Agcom, poi, potrebbe decidere di intervenire su Che tempo che fa, ma anche sulla puntata di Annozero del primo maggio, con il servizio sul V2-Day di Beppe Grillo, sulla quale ha già aperto un'istruttoria. Su richiesta - a quanto si apprende - di cinque commissari su nove (su iniziativa di Giancarlo Innocenzi e Enzo Savarese), l'ordine del giorno della riunione del Consiglio è stato aggiornato oggi con un 'procedimento per l'accertamento dell'eventuale violazione degli obblighi del servizio pubblico generale radiotelevisivò e per le 'determinazioni conseguenti', con riferimento ai due programmi.

L'Authority interverrebbe in base all'articolo 48 del Testo Unico della Radiotelevisione, che prevede la vigilanza sull'applicazione del contratto di servizio. In ballo ci sarebbe, in particolare, l'articolo 4 dello stesso Testo Unico, che impone come obbligo alla tv pubblica il rispetto dei "diritti fondamentali della persona". Il dibattito, però, in Autorità è aperto: ci sarebbero infatti posizioni favorevoli a una multa immediata all'azienda (si andrebbe da cinquemila a 52 mila euro), altre invece pronte a mettere in discussione la titolarità stessa dell'organismo di garanzia a intervenire sulle linee editoriali dei programmi tv.
 

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