Autore Topic: [Lo sapevi che..] Quanti sono i colori?  (Letto 5345 volte)

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Offline ridethesnake

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[Lo sapevi che..] Quanti sono i colori?
« il: Luglio 11, 2008, 12:00:37 pm »
I colori primari sono: ROSSO, GIALLO e BLU

GIALLO + BLU = VERDE
ROSSO + GIALLO = ARANCIONE
ROSSO + BLU = VIOLA
GIALLO + ROSSO + BLU = MARRONE
BLU + 2 parti di ROSSO = VIOLA ROSSASTRO
ROSSO + 2 parti di BLU = VIOLA BLUASTRO
GIALLO + 2 parti di ROSSO = ARANCIONE SCURO
ROSSO + 2 parti di GIALLO = ARANCIONE “SOLARE”
marrone = nero + giallo
BLU + 2 parti di GIALLO = VERDE-GIALLO
GIALLO + 2 parti di BLU = BLU-VERDE

Mescolando due colori complementari (ossia, per chi conosce il cerchio di itten, due colori diametralmente opposti - esempio: viola-giallo: verde-magenta; ciano-arancione) si ottengono i grigi colorati fino a raggiungere il quasi nero quando le due quantità sono uguali (potrebbe servire per chi non trova il colorante nero)

Questo è il cerchio

Per creare colori secondari basta mescolare i colori primari, mettendo in maggiore quantita il colore meno forte, in ordine crescente di "forza" i colori primari sono: giallo- rosso-blu.
Per il rosso e il blu ci sono varie tonalità, il rosso di magenta e vermiglio per il rosso, e blu di cobalto e il blu classico per il blu..
Verde= blu di cobalto + giallo
Viola= blu + rosso magenta
Arancione= vermiglio+giallo

Per formare i colori terziari mescoli i colori secondari con uno dei due primari che lo formano..ad esempio il verde lo puoi mescolare o con il blu o con il giallo quindi:
verde più giallo = giallo verde
verde più blu= bluverde
per aumentare o diminuire la luminosità dei colori aggiungi bianco per farli più chiari e nero per farli più scuri..

La ruota dei colori

OLIO:

L'olio è un materiale che lavorato da solo invecchia male, per questo motivo l'uso di un medium appropriato è fondamentale per la sua conservazione: sostituirà vantaggiosamente il solvente nelle mescolanze e dovrà essere aggiunto al colore.

È importante osservare questa regola: se si vuole dipingere a strati sovrapposti, lo strato inferiore deve essere meno ricco di medium mentre gli strati superiori saranno più ricchi per rendere più omogeneo l'insieme. È preferibile iniziare il lavoro con colore molto diluito con essenza di petrolio o di trementina per ripassare, in seguito, con strati più spessi e concentrati. L'uso di colori acrilici e vinilici come base può essere preso in considerazione visto che il colore ad olio vi aderisce bene, ma il contrario non è possibile poiché trasgredirebbe la regola del "grasso su magro", dando il fastidioso effetto craquelure.

Dai primi dell'Ottocento, la disponibilità di colori preparati industrialmente accantonò quasi del tutto l'arte di preparare artigianalmente i colori, fino allora praticata nelle botteghe degli artisti. Gamme più ricche e maggior versatilità del colore consentirono nuove tecniche favorendo alti livelli di abilità. William Turner, diretto precursore dell'Impressionismo, e gli Impressionisti francesi promossero la tecnica di frammentazione del colore: colori opachi apposti con pennellate e tocchi contigui si fondevano nella percezione osservando a giusta distanza. La loro tavolozza, priva di nero, era di poche terre. Tecnica impressionista e personali innovazioni applicate da Van Gogh furono apprezzate agli esordi del XX secolo conferendo ulteriore libertà alla tecnica che registrò differenti e inediti approcci: coesistono la tecnica classica, discendente direttamente da Van Eyck, impiegata ad esempio da Salvator Dalì, e il dripping, gocciolamento dei colori su supporto disposto orizzontalmente, introdotto dall'espressionismo astratto e tipico di Jackson Pollock.

La tecnica ad olio rimane legata in ogni caso ad un corretto impiego dei materiali che sono i pigmenti mescolati con leganti come olio di lino in varia proporzione.La nascita dei colori ad olio é sconosciuta, ma si può fare derivare dalla tempera grassa, da cui si differenzia sostanzialmente dalla mancanza del tuorlo d'uovo.

Sicuri di questi, grazie alle scoperte di analisi che si sono ottenute, si puo parlare di tecnica ad olio già nell'ambiente fiammingo, che influenzò le corti italiane e in particolare Antonello da Messina. La particolarità della tecnica è che l'olio ossidandosi rende solida e secca la pellicola di colore. L'uso di particolari oli siccativi danno più o meno la tendenza al giallo, per cui l'olio di papavero é il più consigliato a chi lavora con toni del bianco che devono restare tali, poiché ossidando questo olio non ingiallisce. Ai pigmenti già miscelati nell'olio è aggiunto un diluente come la trementina che conferisce giusta consistenza al colore. Supporti per la pittura ad olio sono tele, preferibilmente di lino, da preparare (in commercio anche tele di lino o cotone già mesticate, cioè preparate), tese su telai; tavole lignee, di compensato multistrato, truciolare ma meglio se di mogano; cartoni e carte possibilmente trattate con colle o gelatine; piccole lastre di rame; lastre di vetro dipinte al verso.

Colori, pennelli di varie forme, misure e morbidezza, di setole bianche di maiale o di martora o di peli di tasso; spatole d'acciaio liscio e flessibile; tavolozza, ciotole per l'olio e la trementina, canna appoggiamano e cavalletto costituiscono l'attrezzatura classica per la pittura ad olio.

Tra le tecniche introdotte a fine Ottocento, quella del bagnato su bagnato, impiegata da Manet facendo mescolare i colori prima dell' essiccazione, tipica del lavoro che vuol riferirsi alla prima impressione suscitata nell'artista, in opposizione ai tempi lunghi e meditati della tradizionale pittura da cavalletto eseguita soltanto in studio. Agli anni Quaranta del Novecento risale il frottage di Max Ernst, ottenuto appoggiando e quindi sollevando un foglio su una stesura di colore fresco la cui superficie risulta quindi leggermente rilevata. L'impasto, consistente in colore denso, apposto a pennello o a spatola con effetto tridimensionale, già utilizzato come base per successive velature, è stato utilizzato dagli interpreti dell'Informale negli anni Cinquanta per creare un effetto di texture ricca e materica, nello spessore della quale sono inferti segni profondi con le dita o col legno del pennello. La verniciatura a base di cera di un dipinto ad olio conferisce opacità alla superficie; una resina o una vernice a base alcolica dà una superficie lucida.

Dopo un breve periodo di essiccazione si può passare uno strato di vernice. Ad essiccazione completa dello strato di pittura (circa un anno) si potrà passare uno strato di vernice finale dopo aver ben spolverato l'opera. La verniciatura finale svolge un doppio ruolo: protegge da polvere, graffi, ecc. e conferisce al quadro una brillantezza uniforme.

ACRILICO:

L'esigenza di rapida asciugatura dei colori e della loro stabilità in ogni condizione atmosferica, (proprietà che non è dei colori ad olio) fu sentita attorno agli anni Venti da un gruppo d'artisti messicani, Orozco, Rivera, Siqueiros, impegnati nella pittura murale in esterni. Iniziò la sperimentazione dei colori acrilici, condotta da Siqueiros e codificata nell'Esperimento messicano nell'arte, documento prodotto dall'artista delegato al Congresso degli artisti americani a New York. Nel 1936 un laboratorio sperimentale lavorava a tale scopo.

I colori acrilici sono pigmenti con resine sintetiche come leganti. Assomigliano all'acquerello e alla tempera. Sono diluibili con acqua e con medium acrilici. Essiccano rapidamente rimanendo stabili in strati inscindibili. Sono lisci, opachi, non riflettono la luce; possono essere trasparenti se molto diluiti. Dagli anni Cinquanta negli Stati Uniti sono impiegati largamente da Pollock, Rothko, Noland, Motherwell. Sono disponibili in Europa dagli anni Sessanta.

Una tavolozza di una dozzina di colori di base, consente una larga gamma di tinte e toni. Sono preferibili tavolozza di plastica. L'essiccazione dei pennelli e dei colori in tubetto aperto è rapidissima. Gli acrilici sono utilizzabili su ogni tipo di supporto senza particolari accorgimenti ma nel lavoro su metallo o su muro in esterni è necessario trattare la superficie ricevente con carta vetrata. Gli acrilici possono essere impiegati con l'aerografo e in forti diluizioni con pistole a spruzzo. Screziature e marezzature si ottengono previa spruzzatura di lattice o d'acqua sulla superficie da colorare.

Se si hanno a disposizione dei pigmenti di vario colore e della colla vinilica si può anche provare a fare il colore in casa, basta mischiare il pigmento con la colla vinilica fino a raggiungere la consistenza desiderata eventualmente con l'aggiunta d'acqua distillata.

ACQUERELLO:

Pigmenti finemente macinati, stemperati con gomma arabica, diluiti in acqua, consentono una pittura di grandi trasparenze e luminosità.

Tecnica antichissima, conosciuta dagli egizi, fu riportata in auge dai miniatori medievali, ripresa nel Quattrocento da Dürer e in area inglese nel Cinquecento da John White e a fine Settecento da Sandby, Blake, Girtin, Turner, Crome, Cox, de Wint, e successivamente in epoca vittoriana. Non é molto difficile provare a fare gli acquerelli in casa, basta procurarsi delle gemme di gomma arabica (secrezioni vegetali di un tipo d'acacia originaria dei paesi arabi), e farle sciogliere in acqua fredda, immergendole in proporzione 1/10. Dopo 24 ore il liquido ottenuto é la colla arabica, che filtrata evita le impurità presenti nelle secrezioni.

La tecnica, considerata difficile e raffinata, permette di ottenere caratteristici effetti atmosferici e di redigere rapidi e felici appunti di lavoro.

Soltanto cinque i colori di base impiegati dagli acquerellisti inglesi: ocra gialla, terra di Siena bruciata, rosso chiaro, blu Monastral, nero d'avorio. Importante anche la scuola americana del secondo Ottocento e, nel Novecento, quella inglese con Burra, Nash, Jones, tedesca con Klee negli anni della Bauhaus e americana con Ben Shahn.

L'uso dell'acquerello per gli originali delle illustrazioni ne consentì anche la riproduzione a stampa col procedimento della mezzatinta. Il colore steso a velo, lasciato asciugare prima dell'apposizione del successivo, lascia scoperto in parte il bianco della carta per aumentare la luminosità dell'assieme. Le carte adatte sono di vario peso e grana. Quelle specifiche si distinguono in: pressate a freddo, pressate a caldo, non pressate o ruvide. Ottime le carte a mano, ottenute da stracci di lino sbiancati non chimicamente o con sostanze neutre e apprettate con colla, e le carte di riso giapponesi. Le carte leggere devono essere tese previo bagno in acqua e sgocciolatura; le pesanti possono essere fissate a supporto rigido e impiegate senza trattamenti. Della vasta gamma di colori oggi disponibili i professionisti non ne impiegano più di una dozzina. I pennelli d'elezione sono quelli di martora. E' preferibile usare acqua distillata per evitare le impurità.

La tecnica richiede di lavorare a colore scuro su chiaro, per stesure sottili e uniformi di toni uguali o sfumati in gradazione, o di colori diversi sovrapponendo non più di tre strati, previa asciugatura di ognuno, onde evitare esiti di colore sporco. La zona da dipingere va inumidita con acqua prima di applicare le pennellate, in senso orizzontale, facendole fondere una nell'altra. Contorni e profili si bloccano inumidendoli. Il colore può essere applicato a puntini che la percezione ottica fonde. A pennello asciutto si dipingono dettagli e nell'uso a ventaglio si ottengono effetti di rigatura. Asciugandosi, il colore tende a schiarire. La spugna consente di rischiarare colori troppo scuri che è anche possibile raschiare parzialmente a lavoro asciutto, soprattutto se al colore è stata aggiunta gomma arabica o sapone. La gomma per cancellare schiarisce ulteriormente i colori asciutti. Impiegati insieme, inchiostri e tecnica dell'acquerello producono esiti interessanti.
« Ultima modifica: Luglio 16, 2008, 14:34:47 pm da axiel »
Se do da mangiare ad un povero, mi dicono che sono un santo, ma se chiedo perchè quel povero è povero, mi dicono che sono un comunista!



Se non avete niente di meglio da fare andate a farlo da un'altra parte.
 


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