Autore Topic: Monti: tagli per evitare l'aumento Iva  (Letto 377 volte)

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Offline ninfea

Monti: tagli per evitare l'aumento Iva
« il: Maggio 01, 2012, 10:24:59 am »



"Ma non è ancora scongiurato". Risparmi per 4,2 miliardi,

Bondi commissario per la gestione delle spese


Francesco Grignetti


Il governo taglia 4,2 miliardi di euro di spesa pubblica. Ma il taglio vero non è quello di ieri. Anche Mario Monti ammette che potrebbe apparire «esiguo», per precisare subito dopo che «se lo si guarda con animo distaccato e obiettivo non è esiguo». E intanto i 4,2 miliardi di euro che saranno risparmiati nei prossimi sette mesi sono preziosi perché permetteranno, si spera, di evitare un micidiale innalzamento dell’Iva al 23% o un ancor più duro taglio di 20 miliardi sulla spesa sociale.

Il taglio vero è quello che sta per arrivare. Il consiglio dei ministri ha esaminato ieri il bilancio dello Stato e ha condiviso l’analisi di Piero Giarda: tolte le voci intangibili come le pensioni (che pesano per 237 miliardi di euro, pari al 36,3% del totale) e gli interessi sul debito (oltre 70 miliardi), c’è una spesa riferita a Stato, enti delle amministrazioni centrali, enti previdenziali, Regioni, Province e Comuni, Asl e Università che ammonta a 295 miliardi di euro ed è qui che bisogna incidere. A voler considerare «rivedibile» infatti un 25% di questa spesa, ecco l’obiettivo di tagliare 80 miliardi. Un obiettivo evidentemente ambiziosissimo. I primi 4,2 miliardi risparmiati, quindi, divenuti 7,2 su base annua, sono un antipasto. Sono il 9% della spesa «rivedibile».

Per aggredire la massa dei 295 miliardi di euro, il governo ha insediato una commissione di ministri. Ciascuno di loro ha avuto due mesi di tempo per elaborare una proposta di drastica riforma dei loro dicasteri. Gli interventi richiesti vanno dall’eliminazione di sprechi, alla revisione dei programmi di spesa, al miglioramento delle attività di acquisto di beni e servizi, alla ricognizione degli immobili al fine di possibili dismissioni. «Noi pensiamo che questa cosa avviata oggi - ha detto il premier - sia essenziale per la crescita, perché va a tagliare sprechi, duplicazioni, inefficienze e abusi».

Quel che si richiede ai singoli ministri è una rivoluzione copernicana della pubblica amministrazione, ovvero l’abbandono della dimensione su base provinciale degli uffici periferici che è fonte di clamorose diseconomie. Oggi è una piramide che ha il ministero in cima e alla base tanti uffici uguali, in ciascun capoluogo di provincia, a prescindere dal numero dei residenti. È un’eredità che origina addirittura dagli Stati preunitari. «Viene dalle prime leggi della Repubblica cisalpina», ha spiegato Giarda in conferenza stampa.

Sarà questa commissione di ministri a effettuare la prossima vera reale «spending review». Fin da subito però il governo indica che potrà esserci un’azione interna ai confini attuali dell’intervento pubblico, ma non esclude la possibilità di dismettere intere attività dello Stato. Si dovrà decidere «se un’attività può essere mantenuta all’interno del settore pubblico, rimandata verso il settore privato oppure se il coinvolgimento pubblico dev’essere ridotto».

Nella massa dei 295 miliardi di euro le voci principali sono gli stipendi (pari a 122 miliardi) e i consumi intermedi (135,6 miliardi). Ed è qui, nell’approvvigionamento di beni e servizi, nel ventre molle della spesa, che eserciterà le sue capacità il manager Enrico Bondi.

Lo hanno nominato per decreto Commissario straordinario «per la razionalizzazione della spesa per acquisti di beni e servizi, con il compito di definire il livello di spesa per voci di costo». Ma siccome «meritano attento esame anche le risorse trasferite dallo Stato alle imprese», per dirla con Mario Monti, l’economista-commentatore Francesco Giavazzi avrà il compito di fornire analisi al premier e al ministro dello Sviluppo. Di pari passo, quanto ai trasferimenti pubblici a partiti e a sindacati, sarà Giuliano Amato a dare i suoi preziosi consigli al premier.

                                  
 


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