Autore Topic: “Eravamo tutti d’accordo” E Fiorito accusa la Casta  (Letto 493 volte)

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Offline ninfea

“Eravamo tutti d’accordo” E Fiorito accusa la Casta
« il: Ottobre 05, 2012, 23:08:16 pm »

Franco Fiorito è detenuto a Regina Coeli Ieri i medici gli hanno tolto merendine e Coca-Cola: «Un provvedimento - hanno spiegato - per tutelare la sua salute»
 
L’ex capogruppo: “Strategia studiata a tavolino, anche la Polverini sapeva”

articolo di Grazia Longo


Non solo i soldi dei contribuenti per foraggiare le «spese elettorali» erano distribuiti grazie a «una spartizione tra i partiti dell’Ufficio di presidenza con Abbruzzese in testa: 17, 5 milioni di euro nel 2011». 

Ma anche un «modus operandi condiviso tra i capigruppo di tutti i partiti del consiglio regionale che attingevano direttamente dall’Ufficio di presidenza per prelevare i soldi destinati alle spese elettorali. Mentre io li gestivo sul conto corrente del Pdl e per questo ora sono indagato nonostante la mia innocenza, mentre dei movimenti bancari degli altri non c’è traccia». Durante l’interrogatorio di garanzia di ieri, Franco Fiorito, l’ex capogruppo e e tesoriere regionale Pdl in carcere per peculato, sospettato di aver aver sottratto 1 milione e 357 mila euro dalla cassaforte del partito, conferma tutte le accuse al sistema. 

Anzi, rincara la dose coinvolgendo, oltre all’ex presidente del consiglio regionale Mario Abbruzzese e l’ex governatrice Renata Polverini, anche tutti i capigruppo. I primi due sono chiamati in causa per «la strategia studiata a tavolino a e concordata a voce affinché non risultasse niente di scritto nel bilancio: si attingeva dalle voci manutenzione, telefonia e comunicazione». 

Anche la Polverini, quindi «non poteva non sapere di come veniva suddiviso il denaro. Non solo perché era lei stessa una consigliera regionale, ma perché uno della sua squadra, Gianfranco Gatti, sedeva nell’ufficio di presidenza del consiglio regionale». Gatti ricopriva l’incarico di «consi­gliere segretario» insieme a Isabella Rauti (Pdl, moglie del sindaco di Roma Gianni Alemanno) e Claudio Bucci (Idv). Oltre al presidente del consiglio regionale Mario Abbruz­zese sedevano i due vice presidenti Raffaele D’Ambrosie (Udc) e Bru­no Astorre (Pd). Nel corso dell’atto istruttorio a Regina Coeli, er Batman di Anagni, ribadisce quanto sostenuto davanti al procuratore aggiunto Alberto Caperna e al sostituto Alberto Pioletti pm il 19 settembre scorso. Anche a proposito «della tripla indennità a me attribuita: era un fatto noto non a tutti i consiglieri Pdl, ma a quelli della commissione bilancio». 

E ancora: «So che altri gruppi consiliari facevano crescere le indennità in base al cumulo delle cariche, anche se con modalità e dimensioni differenti». Due giorni di carcere, insomma, non hanno fatto arretrare di un passo l’ex sindaco ciociaro, difeso dagli avvocati Carlo Taormina e Enrico Pavia. Per ora i giudici non sembrano credergli, tant’è che il gip Stefano Aprile ieri ha ordinato il sequestro di beni per 1 milione e 300 mila euri. È tuttavia altrettanto vero che l’inchiesta del Nucleo valutario, agli ordini del generale Giuseppe Bottillo, non sono affatto terminate. 

Lo stesso gip, del resto, scrive nell’ordinanza la necessità «di ulteriori indagini per accertare eventuali altri responsabili». Fiorito intanto continua a fornire spiegazioni inverosimile scaricando le colpe sugli altri. L’acquisto della caldaia con i soldi del partito? «E’ avvenuta a mia insaputa, c’è stato un malinteso con il mio capo segreteria Bruno Galassi (indagato per concorso in peculato, ndr)». Il Suv e la Smart comprata per il partito e poi intestata a se stesso? «Non volevo lasciarla al gruppo Pdl perché mi avevano criticato e destituito, ma le sto pagando io. Per il Suv devo ancora sborsare 40 mila euro». Ma il gip non gli crede e ha ordinato il sequestro: «Il quadro degli elementi raccolti nel corso delle indagini va ben oltre il fumus boni iuris sufficiente all’adozione del provvedimento di sequestro preventivo. Sussistono, a carico dell’indagato, i gravi indizi di colpevolezza». Il maxisequestro comprende 7 conti correnti italiani, 4 spagnoli, la villa al Circeo, il 4x4, il Suv e la Smart. Le auto vanno alla Guardia di Finanza, mentre nel carcere i medici hanno tolto la Coca cola e le merendine a Fiorito per salvaguardare la sua salute.

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Offline mozagga

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Re:“Eravamo tutti d’accordo” E Fiorito accusa la Casta
« Risposta #1 il: Ottobre 11, 2012, 09:28:17 am »
io propongo di metterlo in cella con qualche detenuto che è dentro perchè ha rubato per sopravvivere, magari gli spiega la differenza....l'ho sempre sostenuto ci vorrebbe la dittatura per quel che riguarda l'adempimento della giustizia e la democrazia per tutto il resto. L'uomo è tosto di comprendonio, se non usi le maniere forti delinquirà sempre e le persone oneste saranno sempre vittima, almeno su questa terra dove la giustizia non esiste.
 


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